Trovato sul sito: http://www.ombrello.org/article/articleprint/127/-1/27/ |
Effetti Tangenziali: un progetto partecipato per Mestre |
Il problema, per come è solitamente posto, rimanda all’individuazione di una soluzione tecnica da parte di qualcuno che abbia le competenze e il potere di predisporre e, magari, imporre, un’alternativa di tracciato, un sistema di regolazione del traffico, dei controlli o delle sanzioni adeguate. Ciò che si invoca normalmente in questi casi è l’intervento delle pubbliche amministrazioni di vario livello, dall’Unione Europea ai Comuni, a seconda di quale aspetto del problema si faccia emergere.
A livello locale l’aspetto più sentito è certamente quello dell’inquinamento atmosferico, acustico e visivo prodotto dal traffico passante su questa arteria. Da qualche anno la preoccupazione per i danni provocati dal traffico alla nostra salute e all’ambiente ha mobilitato una decina di comitati di cittadini. Questi hanno contribuito a mantenere alto l’interesse sulla questione da parte delle pubbliche amministrazioni e degli organi di controllo, ed hanno portato la società di gestione dell’infrastruttura a realizzare almeno una delle possibili opere di mitigazione ambientale: le barriere fonoassorbenti che ora spiccano con i loro mesti colori rendendo la tangenziale più presente e più imponente di prima nel paesaggio urbano mestrino.
I comitati contro l’inquinamento da traffico hanno giustamente puntato dritto contro coloro i quali, più direttamente, traggono profitto dall’aumento del traffico passante, ed hanno via via affinato le proprie conoscenze rispetto alle questioni tecniche ed alle soluzioni operate in altri contesti. Si sono quindi costituiti come controparte cercando un dialogo con società di gestione, organi di controllo e pubbliche amministrazioni. Tuttavia, il terreno prettamente tecnico sul quale si gioca questa partita, da un lato, non permette una partecipazione allargata alla cittadinanza e, dall’altro lato, non offre reali opportunità perché i soggetti coinvolti riescano a confrontarsi (ma anche solo a rispettarsi) in modo (pro)positivo, riconoscendo le rispettive professionalità, conoscenze e provenienze culturali. Su questo terreno, infatti, i comitati si trovano ad agire da soli: sono forti di una legittimazione raccolta con migliaia di firme alle varie petizioni, ma la firma rappresenta pur sempre una forma di delega ai comitati stessi e, spesso, la fine dell’impegno del firmatario nel
mantenere alto il livello di attenzione sulle scelte riguardanti la tangenziale, e a farsi portatore del proprio interesse. Su questo terreno, inoltre, in mancanza di una figura di mediatore e facilitatore, trovano facile riproduzione le tradizionali gerarchie tra ‘professionisti abilitati’, forti dell’autorevolezza riconosciuta al proprio sapere tecnico, e tutti gli altri soggetti, le conoscenze dei quali non sono ritenute sufficientemente esperte o sufficientemente pertinenti per interloquire su un dato progetto o una data scelta. Ciò comporta che i comitati si trovino a dover mantenere una posizione altamente conflittuale e ostativa verso tutto ciò che viene progettato dall’‘apparato tecnico omologato’, così da supplire al deficit di ascolto con il blocco del processo attuativo. Mentre da parte dei gestori-decisori rimane del tutto inesplorata la strada del coinvolgimento nelle decisioni di chi agisce in base ad un sistema di valori e di conoscenze diverso dal proprio. Questo scambio a distanza determina, in fin dei conti, la scarsa efficacia delle soluzioni adottate, la loro scarsa propensione ad incidere su più aspetti del ‘problema tangenziale’, la minima rispondenza verso quanto espresso dalla popolazione locale attraverso i comitati.
Per la capacità di acquisire un know how tecnico di rilievo da spendersi nella quantificazione dei danni provocati dall’inquinamento e per il fatto che, comunque, con la loro azione hanno contribuito a tenere viva l’attenzione sul tema da parte di media e pubbliche amministrazioni, i comitati possono essere considerati delle vere e proprie ‘risorse urbane’ che arricchiscono una società locale spesso incapace di esprimere, ed agire in nome di, un interesse collettivo. Ma perché tali risorse possano effettivamente riprodursi sembra utile contribuire dando visibilità, spazio e senso alla loro azione.
Il progetto che qui descriviamo vuole creare uno spazio entro il quale tutti i soggetti pubblici o privati, singoli o associati, locali o extra-locali possano trovare modo di partecipare ad un’azione collettiva per rendere più vivibili le aree a ridosso della tangenziale e, quindi, la città intera.
Effetti Tangenziali
Effetti Tangenziali si sviluppa fondamentalmente a partire da due elementi: l’azione dei comitati e la disponibilità dell’amministrazione comunale a procedere alla stesura di un progetto per la mitigazione degli impatti della tangenziale che coinvolgesse i comitati stessi. Il compito attribuito al Laboratorio l’Ombrello DP-IUAV era quello di creare uno spazio di confronto e cooperazione, adeguato all’avanzamento di un lavoro congiunto tra tecnici comunali, rappresentanti dei comitati ed eventuali altri soggetti interessati.
Gli elementi controproducenti di cui si è già accennato circa il piano squisitamente tecnico sul quale si è dato finora il confronto tra i comitati e gli altri soggetti competenti sul tema sono apparsi in modo sufficientemente chiaro dopo pochi incontri con il coordinamento dei comitati.
Si è iniziato a pensare quindi a quali elementi potessero giocare a favore di un allargamento del campo dei partecipanti alla predisposizione del progetto e a quali modalità di relazione potessero fare la differenza rispetto alle tradizionali contrapposizioni tra saperi tecnici e non.
La scelta, condivisa dai comitati, è stata quella di tentare di attivare uno spazio capace di contenere le istanze di chi vive la tangenziale anche senza passarci sopra, e di portare avanti un’azione che, sfruttando la popolarità acquisita dal tema tangenziale, riesca a convogliare risorse anche extra locali verso il trattamento dei più generali problemi di vivibilità delle aree a ridosso dell’infrastruttura. Nei termini utilizzati in uno dei primi documenti redatti sul progetto: «i contorni quasi leggendari del tema possono diventare risorsa per un’iniziativa che si pone l’obiettivo di agganciare una quantità di soggetti locali e non, pubblici e privati, nella trasformazione fisica e percettiva del contesto in cui la tangenziale è calata. Si tratta pertanto di sviluppare le attenzioni da più parti riposte sul tema in modo da garantire una cassa di risonanza alle esigenze espresse a livello locale e da motivare più soggetti nella partecipazione alla realizzazione di un grande progetto pubblico promosso dal basso».
Effetti Tangenziali, ricercando un ambito d’azione in qualche modo complementare a quello dei comitati, opera sostanzialmente degli ‘spostamenti’ rispetto alle cornici di riferimento in cui la questione tangenziale è stata finora trattata.
Il primo di tali spostamenti risponde all’obiettivo dell’allargamento della questione verso il coinvolgimento della cittadinanza: si tenta cioè di passare “da un confronto solo tecnico (e per i tecnici) alla creazione di uno spazio di dialogo e scambio tipicamente politico” (e non serve specificare in questa rivista l’accezione utilizzata per questo termine). Altro spostamento è quello orientato alla sensibilizzazione del vasto ‘pubblico’ che quotidianamente attraversa la città, spesso a passo d’uomo, contribuendo, talvolta inconsapevolmente, alla produzione di una quantità di inquinanti che supera qualsiasi limite di legge: in estrema sintesi il passaggio è “da cosa succede sopra la tangenziale a come si vive oltre il guard-rail”. C’è infine l’obiettivo della responsabilizzazione dei vari soggetti che, superato il sistema della delega, possono trovare modo di contribuire in prima persona all’individuazione di possibili miglioramenti della situazione attuale: “da cosa devono fare le pubbliche amministrazioni a cosa posso fare io per la città (e per me)”.
In concreto, l’azione si sviluppa in due fasi – una di inchiesta e l’altra di progettazione partecipata – e si diffonde attraverso due canali comunicativi principali: una mostra e un sito web.
L’inchiesta realizzata ha permesso di raccogliere immagini e testimonianze dirette sulle situazioni abitative di chi vive lungo la tangenziale di Mestre. Le fotografie, alcune delle quali pubblicate anche in queste pagine, rappresentano bene oltre all’impatto di questa barriera, quasi onnipresente nel paesaggio, anche lo spostamento del punto di vista cui l’iconografia comune ci ha abituati. Nella gran parte di queste immagini sulla tangenziale non si vede un veicolo: i dati di 150 mila veicoli/giorno, di cui 50 mila camion, o l’ultima coda nella quale siamo stati intrappolati ci vengono subito alla mente, sono una presenza costante nel nostro subconscio, ma sono messi in relazione con volti, case, paesaggi e quindi con gli elementi urbani che subiscono quotidianamente tale presenza. L’inchiesta ha anche permesso di dare voce a chi abita ‘con vista sulla tangenziale’, in situazioni più o meno drammatiche, entro i confini di quella fascia grigia che rappresenta nelle mappe tecniche la fascia di rispetto autostradale. Svariati personaggi hanno così potuto esprimere nelle interviste videoregistrate il proprio punto di vista e raccontare gli aneddoti più significativi del loro rapporto con l’infrastruttura, il traffico, le barriere fonoassorbenti, il rumore, ecc.
L’inchiesta prossimamente diverrà elemento portante di una mostra-evento entro la quale il pubblico potrà contribuire alla raccolta di conoscenze sul tema, fornendo ad esempio informazioni sulle aree in cui è già possibile intervenire con azioni di miglioramento e ambientalizzazione, e sulla propria disponibilità a partecipare ai laboratori progettuali.
Questi ultimi hanno l’obiettivo di definire, per ogni luogo, delle ipotesi di trasformazione, attraverso la partecipazione di rappresentanti di comitati, abitanti, tecnici istituzionali e altri professionisti.
Il sito web www.effettitangenziali.it sta a rappresentare in forma virtuale lo stato di avanzamento del progetto complessivo. Sono contenute in esso le immagini e tutti i materiali raccolti durante l’inchiesta, mentre nella sezione laboratori progettuali, cliccando sulle diverse aree, risultano comprensibili l’entità del problema affrontato, la trasformazione auspicata, le modalità individuate per rendere più vivibile quel luogo. I micro-progetti di trasformazione sono rappresentati sia in modo grafico che attraverso una lista di ‘desiderata’ (una sorta di ‘lista di nozze’, come ha suggerito un funzionario comunale). Quest’ultima rimanda alla partecipazione di soggetti pubblici e privati chiamati a prendersi in carico l’attuazione anche parziale del progetto. In una lista parallela c’è lo spazio per indicare i nomi delle società e degli enti che hanno aderito. Chiunque potrà quindi sapere come sostenere (e chi ha fatto cosa per) il compimento delle varie fasi, o dei vari spezzoni, di quella che potrebbe divenire un’esperienza di progettazione partecipata senza precedenti e un esempio di come ad un problema pubblico si possa rispondere con una soluzione pubblica (a prescindere da quanto e da come la pubblica amministrazione sia coinvolta).
Per ora, l’iniziativa ha riscosso un successo notevole ovunque sia stata presentata. E tale successo, nello spirito del progetto, non è certo ricercato nel plauso con cui viene accolto, quanto piuttosto dalle svariate offerte di disponibilità ottenute. Il carattere totalmente aperto dello spazio attivato con Effetti Tangenziali, ha infatti già arricchito notevolmente l’originaria lista di elementi realizzati con la sponsorizzazione del Comune di Venezia. Per quanto riguarda la mostra-evento, dopo alcune dichiarazione di interesse da parte di istituti bancari e altre aziende private, si è trovata ampia disponibilità da parte dell’azienda di gestione della mobilità pubblica, che ha colto gli aspetti di coerenza tra l’iniziativa e la propria mission. Altro contributo di tutt’altra natura è quello fornito da un’abitante, autrice di un testo teatrale sul tema della tangenziale che sarà messo in scena nella periodo di apertura della mostra. Per quanto riguarda i laboratori progettuali, la rete italiana sulla partecipazione di cui il Laboratorio l’Ombrello fa parte, metterà a disposizione diversi gruppi che in Italia operano con strumenti di animazione e gestione dei gruppi di discussione. I diversi progetti elaborati con gli abitanti saranno così anche significativi sul piano delle tecniche di animazione utilizzate. Altro contributo offerto per i laboratori è quello di un dipartimento universitario veneziano che porterà il proprio know-how sulle essenze più adeguate nel filtrare gli inquinanti e, in particolare, sull’utilizzo dei licheni per il fito-monitoraggio dell’aria, in modo che ognuno, da casa, osservando lo stato di salute e il colore di queste piante possa informarsi sulla qualità di ciò che respira.
La filosofia del progetto è quindi quella dell’avanzamento incrementale: in ogni fase risulta fondamentale valutare l’ammontare delle risorse a disposizione, quelle necessarie per portare le idee a compimento e le strategie comunicative più adatte ad allargare la schiera dei partner. Lo spazio offerto da questa rivista al progetto è quindi importante nel momento in cui, allo stato attuale, il progetto necessita della più ampia diffusione possibile, in modo da convogliare l’attenzione dei potenziali sostenitori.
Articolo pubblicato su POLIS mensile anno X n.109/110 agosto - settembre 2004