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Una gestione sostenibile della risorsa fiume: il caso della campagna
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“L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale” (da Direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23.10.2000 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque)
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Nonostante l’affermazione citata sia, in teoria, ampiamente accettata e riconosciuta come valida, la difficoltà di conciliare le esigenze demografiche, agricole e industriali con quelle dell’ambiente naturale, fa parte ormai di un’esperienza diffusa e non è facile che gli attori del governo idrico (decisori pubblici), e tutti quanti utilizzano questa risorsa (cittadini ed operatori economici) riescano a far tornare la difficile equazione dell’uso sostenibile del bene acqua.
I mutamenti climatici del pianeta, l’utilizzo sregolato, il crescente inquinamento rendono sempre più difficile garantire la disponibilità di acqua di qualità e sembra quasi che il progresso tecnico e scientifico della specie umana non faccia altro che aggravare tale situazione.
Si interviene spesso sui corsi d’acqua con dighe, sbarramenti, canalizzazioni e infrastrutture che ne modificano l’andamento ed i naturali cicli idrogeologici. Questi interventi sembrano portare benefici momentanei ma, spesso, risultano controproducenti nel medio-lungo periodo, causando non solo gravi impatti sull’ambiente ma anche sconvolgimenti sociali rilevanti.
Non mancano tuttavia segnali importanti di un’inversione di tendenza ed esempi innovativi per i modi di gestione della risorsa acqua ed il governo e dei fiumi in particolare.
Lo scorso 20 luglio presso la biblioteca Civica di Codroipo (UD) si è tenuto un incontro organizzato dal WWF Italia in collaborazione con le sedi nazionali WWF di Austria, Svizzera e Francia.
Tema dell’incontro è stato la presentazione dell’esperienza della Campagna “Loire Vivante” che per anni si è adoperata per garantire al fiume Loira una gestione sostenibile, rispettosa delle esigenze sia dell’uomo sia dell’ambiente naturale.
Le tappe della Campagna “Loire Vivante” possono essere sintetizzate in due differenti fasi:
1980 – 1994
In questa prima fase il fiume è considerato esclusivamente come un potenziale pericolo e ogni intervento infrastrutturale è visto come indispensabile per la “messa in sicurezza” delle comunità locali.
La Campagna “Loire Vivante” cerca di ostacolare la realizzazione di queste opere ed avvia una diffusa azione di informazione e di sensibilizzazione sulla “cultura del fiume”.
• Nel settembre del 1980 una pericolosa alluvione della Loira causa la morte di 8 persone e danni materiali ingenti alle comunità rivierasche. Diviene opinione condivisa da tutti che la Loira non è sicura e che occorre continuare a costruire dighe e cementificare argini per evitare che il fenomeno si possa ripetere;
• Nel 1983 viene costituita l’EPALA (Etablissement Public pour l’Aménagement de la Loire et de ses Affluents) un’istituzione pubblica avente lo scopo di progettare e gestire la realizzazione di quattro sbarramenti e di numerose dighe. Obiettivo è la creazione di riserve d’acqua per le attività agricole e il controllo, allo stesso tempo, delle piene che costituiscono un continuo pericolo per le città vicine al corso del fiume.
• Nel 1988, per incentivare una “cultura del fiume” e proporre alla società civile e alla classe dirigente francese una modalità di gestione sostenibile della Loira, nasce il comitato “SOS Loire Vivante”. Attraverso manifestazioni, azioni di sensibilizzazione, ricerche, conferenze e occupazione di siti interessati dai lavori, si porta in primo piano nell’opinione pubblica la questione del fiume e, più in generale, il tema della tutela e salvaguardia dell’ambiente in Francia.
Vengono proposte soluzioni alternative agli sbarramenti. Si fa strada un nuovo approccio alla gestione dei corsi d’acqua basato non più su interventi infrastrutturali, ma incentrato sulla conoscenza del fiume e sulla prevenzione dalle inondazioni: non si cerca più di imbrigliare il fiume, quanto piuttosto di liberarlo dalle restrizioni a cui l’uomo l’aveva sottomesso nel corso dei secoli restituendogli il proprio originale territorio.
• Tra l’88 ed il 94, nonostante l’avvio dei lavori, le inondazioni continuano e con esse i danni. L’opinione pubblica, continuamente informata ed aggiornata dalla Campagna “Loire Vivante”, inizia a domandarsi quanto ancora l’uomo avrebbe dovuto arginare e costruire per garantire sicurezza e sviluppo a questo territorio.
• Nel 1993 l’inondazione del fiume Mississipi, considerato tra i più sicuri e “controllati” dall’uomo, favorisce un sensibile mutamento di opinione soprattutto nella collettività francese. I danni e le morti causati dallo straripamento del fiume dimostrano in modo eclatante che nonostante gli interventi antropici e le opere infrastrutturali è impossibile ridurre in modo assoluto i fattori di rischio legati allo straripamento dei fiumi. Bisogna lasciare sempre e comunque al fiume spazi da “inondare”.
1994 – 2004
Questa seconda fase è caratterizzata da una crescente consapevolezza, da parte dell’opinione pubblica e dei decisori politici, che occorre trovare forme diverse di gestione per le aree fluviali. zone . Bisogna passare da un controllo ingegneristico del bacino idrico ad una gestione della “risorsa fiume” condivisa con la collettività e presa in carico da questa. La partecipazione attiva del cittadino per migliorare le condizioni di sicurezza dei corsi d’acqua risulta essere importante tanto quanto l’intervento infrastrutturale e va, quindi, promossa e incentivata.
• Nel 1994, dopo circa 6 anni di attività svolta su tutti i fronti (giuridico, mediatico e scientifico), la Campagna “Loire Vivante” riesce a bloccare il Piano per la realizzazione di opere e sbarramenti lungo il corso d’acqua. Il programma di gestione della Loira è totalmente rivisto: si abbandona la logica di “gestione rigida” e si iniziano a ipotizzare soluzioni alternative puntando sulla prevenzione dalle inondazioni senza sbarramenti e sulla salvaguardia del patrimonio naturalistico del fiume. Gli Enti e le Istituzioni promotori del Piano, cambiano radicalmente gli iniziali progetti di cementificazione divenendo sostenitori e finanziatori delle nuove iniziative di rinaturalizzazione del fiume. Un cambiamento rilevante che vede ora accordati per una comune causa Associazioni Ambientaliste, Governo Francese, EPALA e la gran parte delle Municipalità locali.
• Il nuovo Piano “Loire Grandeur Nature” punta a gestire in modo unitario la sicurezza della popolazione, la protezione dell’ambiente e lo sviluppo economico in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Le dighe non solo non vengono più costruite ma, anzi, quelle già presenti lungo il corso del fiume vengono distrutte.
Gli strumenti che si cerca di mettere in atto per la realizzazione di questo nuovo piano possono essere sintetizzati in 5 punti fondamentali:
1. miglioramento del sistema di previsione e di allarme in caso di inondazione;
2. divieto quasi assoluto di nuove edificazioni per uso abitativo e/o industriale lungo l’argine del fiume;
3. riduzione della vulnerabilità per tutte le costruzioni che si affacciano sul fiume o che si trovano nelle immediate vicinanze (si finanziano dei lavori per il “rinforzamento delle strutture”, per renderle maggiormente resistenti ad eventuali inondazioni);
4. abbattimento di quelle opere per le quali anche gli interventi di “riduzione di vulnerabilità” risultano insufficienti per garantirne un’adeguata sicurezza;
5. incremento delle azioni di informazione e di coinvolgimento attivo delle comunità locali per la gestione del fiume.
Grazie a queste azioni il fiume Loira ha riacquistato spazi che un tempo gli appartenevano, gli edifici ad alto rischio sono stati abbattuti, i danni causati dalle inondazioni sensibilmente ridotti e i cittadini hanno riscoperto il loro fiume, le sue risorse, le sue esigenze, i suoi rischi.
Le azioni sulla Loira previste dal nuovo “Plan Loire Grandeur Nature“ continuano tuttora con campagne di sensibilizzazione e di educazione ambientale per l’opinione pubblica e con un programma di tutela di alcune specie del fiume come ad esempio il salmone.
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