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Un salto culturale nella gestione dei corpi idrici. La Direttiva Quadro Acqua 2000/60/CE
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La Direttiva Quadro Acqua 2000/60/CE, in tema di gestione delle acque interne, sotterranee, costiere e di transizione, apre il passo ad un approccio culturale e tecnico sul tema estremamente innovativo ed avanzato. Per la prima volta nella storia della legislazione ambientale comunitaria non ci si limita a considerare unicamente i parametri chimico/fisici per raggiungere l’obiettivo del buono stato delle acque entro il 2015, ma vengono introdotti obiettivi di qualità ecologica e idromorfologica dei corpi d’acqua attraverso la gestione integrata dei bacini idrografici.
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La norma intende promuovere l’integrazione delle dimensioni qualitative e quantitative degli obiettivi ambientali; sollecita l’assunzione di una visione integrata della gestione di tutti i corpi idrici e degli ambienti umidi da essi dipendenti; richiede che siano considerate in modo integrato le esigenze delle varie forme d’uso della risorsa idrica (da quello produttivo industriale o agricolo a quello ricreativo), per la graduale eliminazione dell’inquinamento delle acque sotterranee e la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità. Ed ancora, auspica l’integrazione delle varie discipline che contribuiscono ad accrescere le nostre conoscenze in materia di acque, nonché il coinvolgimento dei diversi portatori d’interessi nei processi decisionali necessari al governo del patrimonio acqua.
La scala di riferimento è quella del bacino idrografico, riconfermando in questo un principio già affermato nella legislazione italiana fin dal 1989 con la legge 183.
La Direttiva 2000/60/CE introduce il concetto di “gestione integrata di bacino” definito come il processo di coordinamento della gestione, conservazione e uso dell’acqua e della componente terrestre da essa dipendente nei diversi settori. L’obiettivo è una gestione sostenibile delle acque che “a) ne impedisca un ulteriore deterioramento; protegga e migliori lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico; b) agevoli un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili […] e contribuisca a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità.” (Art.1).
Si tratta chiaramente di un obiettivo ambizioso e di grande ampiezza, che richiede – per essere praticabile ed operativo – da un lato la capacità di gestire articolati sistemi di sotto-obiettivi ma anche, dall’altro, la capacità di tenere conto ed apprendere dalle esperienze pilota e dalle cosiddette “buone pratiche” sperimentate, e in corso di sperimentazione, nel nostro continente.
La direttiva scandisce alcune tappe di riferimento per l’organizzazione del sistema di governo delle acque a livello Europeo. È così che, entro il 2003, si sarebbero dovuti identificare i Distretti idrografici (comprensivi dei corrispondenti bacini) e le rispettive autorità competenti per l’applicazione della norma; entro il 2004 si sarebbe dovuti pervenire alla “caratterizzazione” dei distretti idrografici attraverso: l’analisi delle caratteristiche ambientali e dei relativi impatti causati dalle attività umane; l’analisi economica dell’utilizzo idrico e l’istituzione del registro delle aree protette presenti entro i distretti.
Successivamente, attraverso l’attivazione di sistemi di rete di monitoraggio dello stato delle acque superficiali, delle acque sotterranee e delle aree protette (2006) e la definizione di un programma di misure che tengano conto dei risultati delle analisi stesse (2009), la Direttiva prevede che si pervenga alla definizione di una politica dei prezzi che tenga conto del principio del recupero dei costi dei servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse (2010) e all’adozione di un programma di misure applicabile ai Distretti Idrografici identificati (2012) in grado di impedire il deterioramento di tutti i corpi idrici superficiali e sotterranei, e limitare l’immissione di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee raggiungendo il buono stato ecologico delle acque entro il 2015.
Una sfida ambiziosa che è stata già raccolta dai principali governi europei e dalle autorità competenti che, per mandato, sono chiamati a garantire alle future generazioni il mantenimento di un bene naturale e prezioso quale l’acqua.
la Direttiva 2000/60/CE avrebbe dovuto essere recepita dal nostro Parlamento entro il 22 dicembre 2003. Sebbene ciò non sia accaduto essa è già, a tutti gli effetti, Legge della Comunità Europea e, dal 23 dicembre 2003, è cogente su tutto il territorio nazionale. Il suo mancato recepimento nel nostro ordinamento, apre le porte all’avvio dell’ennesima procedura d’infrazione in materia ambientale a carico dell’Italia. Ma non è su questo che vogliamo concentrare l’attenzione in questa sede. Vorremmo adottare invece un atteggiamento propositivo, segnalando degli spazi di azione forse interessanti per ognuno degli attori che partecipa del sistema di governo dell’acqua a livello regionale.
L’opportunità che ci si prospetta è di anticipare, in Friuli Venezia Giulia ed in particolare nel bacino del Tagliamento, un approccio di governo delle acque coerente con la Direttiva CE e capace di diventare modello a scala nazionale ed internazionale: un esempio di gestione integrata e partecipata della risorsa fiume.
La Regione Friuli può essere il capofila di questo processo innovativo e virtuoso, che deve trovare la cooperazione ed il concorso dell’Autorità di Bacino, dei Comuni e di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolgibili, per fare del Tagliamento un laboratorio a cielo aperto di governo sostenibile delle risorse ambientali e di sviluppo locale.
Non ci nascondiamo che questa prospettiva implica delle grosse difficoltà: tra le altre il cambiamento di attitudini consolidate, il rivedere forme comunicative che sembrano naturali, la ricerca di soluzioni innovative, forse diverse da quelle che sembrano le più ovvie ad ognuno. Nonostante le difficoltà siamo convinti che oggi è questa la strada maestra per risolvere il problema che ci sta a cuore evitando da un lato di esasperare il conflitto esistente e dall’altro di cadere in una situazione di stallo (non decisione) certamente insoddisfacente per tutti i soggetti coinvolti.
Partendo dalla Direttiva Quadro sull’acqua siamo arrivati alle questioni di casa. Globale e locale possono tenersi insieme e dialogare positivamente se siamo in grado di cogliere nel primo le opportunità che ci offre per valorizzare la specificità del secondo. La Direttiva comunitaria 2000/60/CE ci offre un grande sistema di opportunità. Ignorarne l’esistenza non è – secondo noi – la scelta migliore per un territorio come il nostro, se è vero che vogliamo dialogare alla pari con le migliori esperienze continentali di gestione ambientale e valorizzazione locale. Tutti i soggetti che – pur nelle diverse posizioni e responsabilità – concorrono oggi al governo del fiume sono di fronte alla responsabilità di una scelta. Facciamo si che non sia un’occasione sprecata.
Direttiva Quadro Acqua 2000/60/CE e relative linee guida (in ingese)
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