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proposte locali per uno scambio permanente sui temi del forum sociale mondiale di P-O-R-T-O-A-L-E-G-R-E

Traccia di lavoro per un Workshop al ritorno da Porto Alegre


Le premesse
3.1 Una delegazione veneziana – comprensiva di esponenti dell’Amministrazione Pubblica, di membri del Laboratorio l’Ombrello DP-IUAV e di componenti del Venezia Social Forum – ha partecipato al Forum Sociale Mondiale tenutosi a Porto Alegre (Brasile) dal1 al 5 di febbraio 2002. Nell’evento – che ha coinvolto 50.000 persone provenienti dai cinque continenti – uno degli assi costanti di riflessione ha riguardato le opportunità e i limiti delle politiche partecipative in quanto strumenti per affrontare il problema del governo territoriale (urbano, ambientale…) in condizioni di complessità (diversità delle concezioni possibili di “sviluppo”, divergenza di interessi, valori e scenari di riferimento per il governo della trasformazione).
3.2 Strumenti quali il Bilancio Partecipativo, le Agenda 21 locali, le pratiche decentrate di governo locale per lo sviluppo urbano o rurale, sono state oggetto di interesse ed attenzione in parte anche in vista della prossima conferenza delle Nazioni Unite di Johannesburg (programmata a settembre 2002), e – più in generale – in quanto pratiche che sembrano garantire condizioni di equità ed efficacia al problema del governo urbano e territoriale. E’ da tener presente – tra l’altro – che l’approccio di tipo partecipativo alla decisione ed al governo è sempre più spesso indicato, da istituzioni nazionali ed internazionali, come ‘strada maestra’ da percorrere per il governo territoriale.
3.3 E’ intenzione dichiarata dell’Amministrazione comunale organizzare – con il supporto del Laboratorio l’Ombrello DP-IUAV – un seminario di approfondimento della riflessione avviata in occasione del Forum Sociale Mondiale sui temi oggetto della presente convenzione. Tra l’altro l’occasione della presenza in Italia di rappresentanti autorevoli dell’esperienza brasiliana del Bilancio Partecipativo ci consente concretamente di riprendere il filo di alcune riflessioni e di approfondirle tenendo d’occhio, in particolare, le condizioni locali dell’azione (il passaggio dal Brasile all’Italia) ed indagando le ragioni che spingono ad adottare o invece ad escludere l’opzione della partecipazione.
Questo è lo sfondo di significato nel quale viene ideato il seminario che – in concreto – si concentrerà sulla seguente traccia di ragionamento:

Le domande per la discussione
3.4 La domanda fondamentale riguarda come cambia il “governo” del territorio con l’utilizzo di questi strumenti (Bilancio Partecipativo, Agenda 21 Locale..), in particolare: se non è più l’istituzione isolata che governa chi governa e come? Vale a dire: come si produce decisione a partire da visioni ed interessi diversi? quali expertise sono necessarie? Ci sono delle “tecniche” a disposizione? Cosa succede ai luoghi e agli organismi solitamente legittimati alla decisione?.
3.5 Le questioni su cui vorremmo soffermarci – partendo dall’esperienza di Porto Alegre per arrivare a casi a noi più vicini – sono le seguenti:
  • - come si costruisce una partecipazione rappresentativa ? (cioè come si affronta il problema della selettività dei processi partecipativi: partecipa solo chi sa già come difendere i propri interessi, chi è culturalmente ed economicamente attrezzato alla partecipazione, chi ha obiettivi e valori compatibili con quelli dominanti);
  • - quali i costi e i vantaggi della partecipazione per le istituzioni locali, per i soggetti economici, per gli abitanti ed i soggetti organizzati spesso esclusi dalle decisioni sulla trasformazione territoriale (es. per le istituzioni: trattamento e possibile de-potenziamento dei conflitti contro allungamento dei tempi e complessificazione dei processi; per i soggetti associativi: possibilità di incidenza nelle decisioni contro la necessità di assunzione di vincoli e responsabilità ‘esterne’ ecc.);
  • - quali costi e vantaggi delle dinamiche classiche del conflitto? (quali altre strategie, oltre a quelle partecipative, sono alla portata dei soggetti locali? Quali chance hanno questi soggetti di far avanzare la propria visione? Quali attese, quali opportunità di realizzazione spingono i soggetti a privilegiare una dinamica di conflitto aperto? Cosa ‘vedono’ i soggetti – oltre alle opzioni del vincere o del perdere – che li motiva e li mobilità?
  • - Infine, il governo delle trasformazioni territoriali è una potenziale ‘palestra’ per la crescita di nuovi soggetti locali in grado di sviluppare visioni autonome dello sviluppo locale e di opporsi all’affermazione di modelli di sviluppo eterodiretti. E’ possibile ed interessante uno scambio tra soggetti locali coinvolti all’interno di politiche partecipative con altri che hanno praticato opzioni conflittuali più tradizionali? Quali opportunità di sviluppo e crescita delle capacità e dei ‘poteri’ sono riconoscibili in un caso e nell’altro? Quali opportunità si danno per lavorare sulla eterogeneità dei linguaggi, delle visioni, delle direzioni dello sviluppo?


...e dopo averlo realizzato...

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