EFFETTI TANGENZIALI
Il presente testo è stato elaborato in seguito a primi contatti tra
Laboratorio l’Ombrello DP-IUAV, Coordinamento dei Comitati e Comune di Venezia. Si tratta ancora di una bozza, un’idea aperta ai contributi e alle integrazioni di tutti coloro che vorranno partecipare.
Un problema, più punti di vista
La tangenziale di Mestre è senz’altro un problema di portata nazionale se guardato dal punto di vista trasportistico, ma è altrettanto, e forse ancor più, grave per il contesto locale, se guardato dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico, acustico, visivo e, in generale, del suo impatto complessivo sulla qualità della vita di quanti ci vivono intorno.
Finora il problema è stato gestito esclusivamente tramite risposte tecniche ‘di settore’ alle esigenze sovralocali del trasporto e del traffico di attraversamento, attraverso ipotesi e soluzioni quali la definizione (non ancora certa) del passante di Mestre e la realizzazione della terza corsia. Se la prima di tali soluzioni finirà con lo spostare il problema – probabilmente a danno di altre comunità locali – la seconda ha, di fatto, peggiorato la situazione per come si presenta agli occhi (alle orecchie e al naso) degli abitanti che vivono in prossimità del viadotto.
L’espressione locale di ulteriori esigenze ha comportato una minima revisione dei progetti iniziali con l’inserimento graduale, e sempre ‘su richiesta’, di alcuni moduli fonoassorbenti. Si nota come il territorio circostante l’infrastruttura viene visto unicamente come spazio neutrale, il cui attraversamento non comporta problemi al di fuori di quelli tecnici, legati alla realizzazione delle opere. Che in questo territorio vi siano quartieri urbani, scuole, spazi per il tempo libero, abitanti, ci si accorge quando è inevitabile, cioè nel momento in cui si leva una voce, capace di mostrare i costi sopportati e magari di individuare possibili interventi riparatori, negoziandone il valore.
Quali obiettivi ci si potrebbe dare? il presente e l’esistente
Da un recente convegno organizzato dal Comune di Venezia, dal significativo titolo ‘Come sopravvivere alla tangenziale’ il dato emergente è rappresentato dal fatto che, anche se tutto andasse secondo le più lineari previsioni governative, il carico dell’attraversamento del nodo mestrino sarà esclusivamente sopportato da questa infrastruttura, almeno fino al 2010.
Appare quindi più che opportuna la scelta di promuovere uno scambio di diverso tipo tra i comitati sorti spontaneamente contro la tangenziale e le loro principali controparti (i gestori dell’infrastruttura), ma anche, più in generale, tra la cittadinanza (gli abitanti e le istituzioni locali) e quelli che sono attualmente 10 chilometri di assoluto degrado.
Uno scambio fondato sull’esistente, che ricerchi i modi possibili di percepire diversamente questa presenza, con la riprogettazione dell’intorno, la mitigazione dei danni ambientali attraverso alberature e altre barriere, la ricerca di oggetti, manufatti, installazioni che tematizzino simbolicamente il problema e permettano di guardare con interesse e, forse, anche con piacere, agli spazi compresi tra rampe, piloni, blocchi spartitraffico, sottopassi.
Uno scambio trasparente nel quale tutti i partecipanti, anche se in maniere differenti, possano guadagnare: oltrepassando la logica del ‘ti pago se non mi blocchi il traffico’ prevalente tra gestori e comitati, con la massima disponibilità ad allargare la partita a chi mette a disposizione risorse aggiuntive, siano esse conoscitive, progettuali, artistiche, mediatiche, ecc.
Uno scambio capace di coinvolgere anche soggetti non appartenenti alla comunità locale – quelli che solo attraversano la tangenziale – che non sono abituati a pensare a chi abita lì sotto. Il riconoscere il contributo che ognuno fornisce al costante aggravarsi del problema potrebbe spingere a superare la tipica logica del ‘qualcuno faccia qualcosa’, per contribuire creativamente a rendere questa strada un po’ più bella per tutti.
L’idea: se un problema è pubblico, il pubblico è anche la sua soluzione
L’idea si fonda essenzialmente sulla consistenza assunta ormai dal ‘problema tangenziale di Mestre’, anche per effetto delle semplificazioni operate nel programma di grandi opere governative, ma soprattutto per il trattamento che ne è stato dato all’interno di programmi radiofonici e televisivi e perfino per le ironiche citazioni comparse in alcuni spot pubblicitari.
I contorni quasi leggendari del tema possono diventare risorsa per un’iniziativa che si pone l’obiettivo di agganciare una quantità di soggetti locali e non, pubblici e privati, nella trasformazione fisica e percettiva del contesto in cui la tangenziale è calata. Si tratta pertanto di sviluppare le attenzioni da più parti riposte sul tema in modo da garantire una cassa di risonanza alle esigenze espresse a livello locale e da motivare più soggetti nella partecipazione alla realizzazione di un grande progetto pubblico promosso dal basso.
Più in concreto, il progetto complessivo parte dagli aspetti problematici vissuti dagli abitanti e da alcuni elementi individuati dagli stessi come parziali soluzioni; si sviluppa in un confronto tra conoscenze comuni e conoscenze/progettualità esperte, per giungere, alla definizione delle trasformazioni possibili ed auspicate di una serie di luoghi adiacenti alla tangenziale. Parallelamente, a partire già dalle prime fasi del processo, viene stilata, e ampiamente pubblicizzata, una lista dei contributi (e dei soggetti offerenti) senza i quali le trasformazioni auspicate non potranno essere realizzate. In tale lista, per fare un esempio, potranno comparire, in un primo momento, degli appelli, più o meno indirizzati, affinché qualcuno (stampa, radio-televisione, agenzie pubblicitarie, …) rilanci a livello nazionale l’idea e, nelle fasi più avanzate, i numeri di alberi di una data specie che sono da trovare e piantare in uno dei luoghi di progetto. Chiunque potrà quindi sapere come sostenere (e chi ha fatto cosa per) il compimento delle varie fasi, o dei vari spezzoni, di quella che potrebbe divenire un’esperienza di progettazione partecipata senza precedenti e un esempio di come ad un problema pubblico si possa rispondere con una soluzione pubblica (a prescindere da quanto e come la pubblica amministrazione sia coinvolta).
Prime declinazioni operative: per la produzione di “effetti tangenziali”
La rappresentazione del problema per come percepito da uno ‘sguardo locale’ è espressa inizialmente in una mostra-evento entro la quale sono portate le testimonianze (immagini, scritti, voci, ecc.), di come è la vita a ridosso della tangenziale, di come è stato finora gestito il conflitto con le società autostradali (quali richieste sono state prodotte e quali risposte si sono ottenute) e del ruolo assunto dai soggetti preposti al controllo del rispetto dei limiti di inquinamento prodotti dalla tangenziale.
Una grande foto aerea dell’intero sviluppo della tangenziale nel contesto mestrino serve da supporto per rendere immediato il rapporto tra testimonianze e luoghi, così da sensibilizzare altri residenti nelle vicinanze, ma anche da portare a conoscenza di migliaia di utenti-viaggiatori i problemi prodotti dal traffico, e dalla stessa esistenza della tangenziale, sul territorio che c’è oltre il guard rail.
Su tale rappresentazione di luoghi e problemi si sviluppa una prima ipotesi di suddivisione dell’intero percorso in ambiti progettuali, la delimitazione dei quali sarà verificata con i comitati degli abitanti e qualche progettista nell’avvio di specifici laboratori progettuali.
Questi ultimi perseguiranno l’obiettivo di definire, per ogni luogo, delle ipotesi di trasformazione, per il completamento e la realizzazione delle quali viene stilata una lista di ‘desiderata’ e vengono indicati tempi e modalità organizzative.
Parallelamente, fin dall’avvio dell’esperienza, viene costruito un sito web che sta a rappresentare in forma virtuale lo stato di avanzamento della progettazione e il livello di partecipazione acquisito, sotto forma di adesioni, disponibilità a supportare l’iniziativa, collaborazioni attivate, prese in carico dell’attuazione di parti del progetto…
Anche il sito viene organizzato sull’immagine del tracciato della tangenziale e, cliccando sui diversi ‘nodi problematici’ o ‘ambiti progettuali’ risultano comprensibili l’entità del problema affrontato (dalle testimonianze degli abitanti), la trasformazione auspicata, le modalità individuate per rendere vivibile quel luogo, i contributi richiesti e le possibilità di inserirsi nel processo.
Un possibile titolo per il sito e per la mostra e per l’iniziativa complessiva è:
“effetti-tangenziali” a rappresentare ciò che può nascere da tante linee d’azione che toccano in diversi punti una sfera locale di attivazione.
Come procedere: cosa c’è e cosa ci serve
Il primo passo è che l’idea qui presentata venga discussa, perfezionata, fatta propria dai comitati contro la tangenziale, soggetti senza i quali non avrebbe senso alcuna azione nelle direzioni qui tracciate.
Poi, il modo di procedere che già traspare da quanto descritto e immaginato fin qui è da rendere quanto più possibile una costante per l’avanzamento del processo: in ogni fase è necessario chiarire su quali risorse si può già contare e cosa serve per portare le idee a compimento.
Allo stato attuale, ad esempio, ci sono
- i comitati, il coordinamento dei comitati, alcune richieste insoddisfatte e forse, un’idea da perseguire;
- il Comune, interessato ad affrontare il problema in modi innovativi, che sostiene un percorso di dialogo, confronto e crescita di ipotesi progettuali ‘convergenti’ (che muovano contemporaneamente ‘dal basso’ e ‘dall’alto’);
- il Laboratorio l’Ombrello DP-IUAV incaricato dal Comune di facilitare un percorso creativo per il trattamento degli attuali conflitti ed il miglioramento della vivibilità del territorio interessato al problema.
In base a questa situazione la mostra già richiamata può diventare il primo passo del progetto, rispetto alla quale definire subito, passi operativi e tempi di realizzazione.
Un primo set di contributi locali potrebbe venire attivando le reti più prossime ai soggetti iniziatori: quella tra i settori comunali aventi a che fare col territorio, ma anche con le relazioni pubbliche e con i progetti comunitari che potrebbero portare ulteriori risorse, e quella dell’Università di provenienza del Laboratorio l’Ombrello, ricca di capacità progettuali, che potrebbe anche sfruttare le potenzialità formative di un’esperienza come quella sopra delineata.
Altre risorse potrebbero essere fornite dalla stampa locale, in modo da dare immediata visibilità al programma …
|